Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Fratelli, qualunque sia il nostro tipo di sofferenza, ognuno di noi porta nello zaino del suo pellegrinaggio, un’abbondante razione di dolore.
Lasciamoci toccare dallo Spirito d’Amore, saremo capaci di risollevarci da ogni dolore.
Lasciamoci plasmare e saremo capaci di amare. Amare tutti con il cuore trapiantato di Cristo. Cominceremo, così, a vedere in ottica diversa. E attraverso il groviglio dei fili della nostra vita, scopriremo una trama d’amore. Come il pane, all’altare nasconde il Signore, così il dolore, nella vita, nasconde l’amore.
La certezza della benevolenza di Dio, nella sofferenza dell’uomo, è gioia.
E la gioia, ricorda S. Agostino, consiste nel sentirsi amati e nel cogliersi capaci di amare.
È questa la bella notizia: la gioia c’è! Ed è a portata di cuore. Anche nel buio della prova.
Ora, accingiamoci a percorrere l’itinerario della gioia. Il sepolcro di Gesù dissuggellato dall’interno fonda la nostra gioia incrollabile che nessun dolore provvisorio o permanente, può strapparci perché questa certezza si innesta nel midollo del nostro spirito.
Cristo è Risorto. Dunque non si è fermato al venerdì santo. Cristo è risorto. Dunque Dio mantiene i suoi appuntamenti d’amore.
Cristo è risorto. Dunque l’ultima parola è del bene, non è del male. È della vita, non è della morte. È della luce, non è delle tenebre.
T È Risorto! Esulta il cuore. È Risorto! Più non muore, santa Vergine, il tuo Figlio.
P Preghiamo. Dio della gioia, noi crediamo in Te. Ma perché soffriamo? Perché, mio Dio? Perché?. Aiutaci, Signore della vita, a riscoprire che Tu sei la Vita e che ogni attentato alla vita, qual è il dolore, è soltanto permesso da Te. Tu sei Padre e trasformi la nostra corona di spine in un diadema di stelle che metterai sul capo di quanti ti hanno cercato.
Te Lo chiediamo per Cristo Risorto Tuo Figlio e nostro Signore.
T Amen.
Canto
Essa suscita tanta gioia facendo vedere a colui che è sotto la croce che ogni venerdì santo ha uno sbocco nella pasqua della resurrezione.
Il sofferente, questa pasqua, la assapora non soltanto quando pensa alla vita futura in pienezza che riceverà alla fine della corsa, ma anche al momento della carne crocifissa. La certezza, infatti, che ogni stilla di dolore è una stella d’amore, che ogni sofferenza offerta è feconda, fa risuonare nel cuore le campane della Pasqua. Riconoscersi fecondi anche nei momenti più duri, procura tanta pace. Quando il sofferente riscopre la fecondità del suo dolore, allora può dire con Paolo:
"Sovrabbondo di gioia in ogni mia tribolazione" (2Cor 7, 4). Chi si sente vacillare sotto gli ulivi del Getsemani, sa che sta vivendo un tempo di preparazione alla grande alba della Pasqua. Il dolore senza sbocco, angoscia. La Via Lucis aiuta soprattutto i provati, gli angosciati, i perseguitati, gli ammalati, i disperati a trovare il senso della vita che si poggia sulla certezza di un sepolcro dissuggellato dall’interno.
Sculture di Andrea Jori
Foto di Aurelio Amendola
Le sculture si trovano nella Cappella S.Pio da Pietralcina dell'Ospedale di Parma